Acrobazie con lo Sparviero
- Flying Legends

- 4 giorni fa
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Aggiornamento: 3 giorni fa
Littoria era la nuova provincia creata dal fascismo nell’Agro Pontino a testimoniare la conquista di quelle terre bonificate. L’aeroporto, distante pochi chilometri dal centro abitato, oltre ad essere la base della scuola di volo senza visibilità, era impiegato come centro di costituzione dei reparti per il successivo impiego sui vari fronti. Martino Aichner, un giovane sottotenente proveniente dalla Scuola Aerosiluranti di Gorizia, vi giunge alla fine di marzo del 1942 ed è subito assegnato alla neoricostituita 281a Squadriglia del 132° Gruppo Aerosiluranti.

Dopo alcuni giorni di attesa, finalmente, il comandante di Squadriglia Giulio Cesare Graziani comunica ad Aichner la notizia tanto attesa: è arrivato il suo aeroplano. Il numero 6 della 281ª che, a quanto pare, è stato rifiutato da due tenenti più anziani perché la somma dei numeri in fusoliera è 17. La superstizione è molto radicata tra i piloti, ma ad Aichner non importa: è il suo aereo! La matricola in coda recita: “SIAI Marchetti S.79 Off. Reggiane n. 23883”. Aichner gira e rigira intorno all’aereo: vorrebbe provarlo subito, ma è l’ora del rancio e non c’è nessuno in linea di volo.

A tavola, Aichner è più allegro del solito e Faggioni, uno dei piloti “anziani” del reparto nonché uno dei migliori, lo nota e, appreso il motivo di tanta agitazione, propone di provare lo “Sparviero” subito dopo pranzo. Entusiasta, Aichner approva. Per prima cosa Faggioni decide di andare in volo solo con il motorista, per saggiare l’aeroplano. Decollo, velivolo basso sulla pista, in fondo Faggioni lo solleva appena e rientra con un’impeccabile “schneider”. Riabbassato il muso, punta decisamente sul prato dove specialisti e piloti si sono sparpagliati per assistere all’esibizione, sorvola la pista a non più di tre metri e poi su, in una forte cabrata, contro il sole e, quando il velivolo sembra fermo appeso al cielo, con uno splendido “looping” d’ala torna verso terra. Ancora sul campo a tutta potenza, tira su il muso e poi gira lentamente in un magistrale “tonneau” con un bestione da diecimila chilogrammi e tre motori. È un’esibizione da “Giornata dell’Ala”!

Faggioni infine atterra e invita Aichner a salire a bordo: “Fammi vedere che cosa hai imparato a Gorizia”, gli dice mentre gli cede i comandi. Aichner decolla tenendosi basso anche lui per acquistare velocità. In fondo al campo cerca di virare stretto ma la vicinanza con il terreno gli consiglia di restituire i comandi a Faggioni che esegue nuovamente un “looping” d’ala: quando il velivolo, in verticale, arriva in cima alla parabola e i motori non ce la fanno più a sostenerlo, Faggioni con un tocco leggero toglie la manetta al sinistro, affonda lo stesso pedale e il velivolo fa perno sull’ala puntando verso terra. Subito il pilota toglie tutti e tre i motori, la velocità aumenta rapidamente e Faggioni aziona il trim a cabrare tirando contemporaneamente il volantino, riacquistando l’assetto orizzontale a sfiorare le cime degli eucalipti sul bordo campo.

È il momento di Aichner: Faggioni gli cede i comandi invitandolo a ripetere la manovra. Con una certa emozione il giovane pilota accelera fino a sfiorare i 400 km/h e inizia la salita in verticale; l’aereo rallenta, vibra, Aichner guarda interrogativamente Faggioni che però gli fa cenno di insistere e quando ormai sembra che il 79 sia fermo in aria, lo accompagna a togliere il motore e affondare il piede. Il grosso trimotore, ubbidiente, fa perno sull’ala e punta il muso in basso. Aichner, orgoglioso di aver compreso la manovra, rientra in campo con una trionfale scivolata d’ala e atterra. “Ora lo fai da solo, ma iniziando da cento metri e chiudendo alla stessa quota”, gli dice Faggioni lasciando il posto di pilotaggio.
Nuovo decollo, ripasso a memoria delle fasi di manovra e poi su, in verticale. L’anemometro scende: centocinquanta, centoquaranta… Aichner si rende conto di non aver osservato lo strumento precedentemente, quindi è inutile farlo ora, così si concentra esclusivamente sulla manovra. Sembra di essere appesi al cielo mentre i tre motori rombano per lo sforzo, Aichner sbircia a lato, ma al posto di Faggioni ora c’è Fantuzzi, il suo motorista, che pare essere fiducioso nelle capacità del suo pilota. E finalmente via motore, piede sinistro e giù! Il velivolo ruota perfettamente, ora è il momento del trim… ma dov’è il trim? Aichner annaspa tra i comandi, si sbuccia le nocche, ma il comando sembra essere scomparso dalla cabina mentre il terreno si avvicina a velocità vertiginosa; il pilota si aggrappa al volantino e tira con tutte le sue forze, ma i comandi sono duri, urla a Fantuzzi un “tira!” disperato e finalmente il motorista si scuote dalla sua fiducia appena in tempo aggrappandosi a sua volta ai comandi. Il 79 sfiora l’erba a velocità rabbiosa e ricomincia a salire. Finalmente Aichner riacquista il controllo del velivolo, quando sono già a trecento metri di quota. La manetta sinistra è al minimo, le altre due al massimo. Aichner suda freddo, Fantuzzi è muto.

All’atterraggio Faggioni si scaglia contro Aichner: “Che bisogno c’era di fare il bullo? Volevi incantarmi? Visto che ti senti già professore, da oggi evita di chiedermi consigli, te ne do soltanto uno ancora: ricordati che con te c’è l’equipaggio che non vuol crepare per le tue fesserie!” Inutile tentare di spiegare, Faggioni si allontana infuriato. Alla sera, Aichner ha modo di chiarire con Graziani come sono andate le cose e l’incidente si chiude lì, senza ulteriori conseguenze. Nei mesi che seguiranno, durante la guerra, Aichner avrà ampiamente modo di dimostrare le sue reali capacità, guadagnandosi anche una Medaglia d’Oro al Valore. Ma questa è un’altra storia…
Il testo "Acrobazie con lo Sparviero" è stato estrapolato dal libro: "Il Gruppo Buscaglia" di Martino Aichner - Ed. Mursia

Flying Legends è legata allo Sparviero da un amore di vecchia data, tanto da aver incluso nel proprio logo la sagoma del celebre trimotore italiano. Sul sito è inoltre disponibile un’intera collezione dedicata a questo aeroplano, chiamata appunto collezione “Lo Sparviero”.






